ho letto il libro dopo aver visto il film. in genere non e’ consigliabile ma in questo caso e’ proprio da evitare, anche se avevo un ottima scusante: john cusack e’ il mio attore preferito.
prima di aprire il libro andiamo a scovare il disco dei pulp del 1995, per dare la giusta atmosfera. [ottime Common People e disco 2000]
è un libro divertente, pieno zeppo di riferimenti a musica, film e tv.
sto pensando alla trama e potrei raccontarvi che rob gordon e’ il proprietario di un negozio di dischi, il championship vynil, e bla bla bla ma mi vengono in mente solo cose tipo Thirtysomething, il New Musical Express, Harry ti presento Sally e la top five delle canzoni pop sulla morte o quelle che rob vorrebbe per il suo funerale.vado a cercare il pezzo in cui si parla di Thirtysomething ed e’ perfetto.
“Per la prima volta in vita mia, mi sento come se fossi in una puntata di un teleromanzo serio come, che so, Thirtysomething, piuttosto che in una puntata di… di… una qualche sit comedy che non hanno ancora girato, su tre tipi che lavorano in un negozio di dischi e parlano tutto il giorno di panini farciti e di a solo di sax, e la cosa mi piace, tantissimo. E lo so che Thirtysomething in fondo e’ una scemata piena di luoghi comuni, un’ americanata senza un briciolo di gusto, lo so. Ma quando vivi in un appartamentino a Crouch End e gli affari vanno da schifo e la tua fidanzata scappa con l’inquilino del piano di sopra, allora un ruolo di protagonista in un episodio di Thirtysomething della vita reale, con tutti i bambini e i matrimoni e ke faccende di lavoro e i barbecues e i cd di k.d. Lang che questo comporta, sembra il massimo che si possa sperare.”
e’ il film? be’ c’e’ un monologo in piena notte fatto davanti ad un microfono di una radio che e’ semplicemente stupendo e si addice al libro di nick hornby. se aggiungiamo il fatto che i protagonisti parlano delle canzoni che vorrebbero al proprio funerale e che dopo aver sentito rebel rebel mi sono innamorata di bowie, allora questo e’ il film giusto.
“Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono del campanello del padrone di casa che vuole l’affitto ogni primo del mese, credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finche’ non sta in piedi, credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sara’ mai piu’, ma non e’ detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa, credo che non sia tutto qua, pero’ prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’e’ qua, e allora mi sa che credero’ prima o poi in qualche Dio.
Credo che se mai avro’ una famiglia, sara’ dura tirare avanti con 300.000 al mese, pero’ credo anche che se non lecchero’ culi come fanno capi reparto, difficilmente cambieranno le cose. Credo che c’e’ un buco grosso dentro, ma anche che il rock’n roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, che, ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddye Merks. Credo che non e’ giusto giudicare la vita degli altri, perche’ comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri, credo che per credere, in altri momenti, ti serve molta energia…”.