è tempo di tesi. stamattina piove a dirotto. un pettirosso ha bussato al vetro della finestra. si dice che preannunci il freddo. il neon si riflette sul vetro della finestra. un tempo cosi’ mi fa ricordare le mattine di scuola alle elementari quando guardavo fuori mentre ascoltavo la maestra. c’e’ un libro molto triste che ricordo ancora, ma purtroppo e’ fuori catalogo. dovrei decidermi ad acquistarlo in inglese. quand’ero piccola leggevo molto, leggevo dovunque e non avevo problemi a scrivere un tema, anche se a volte risultava monotematico. non era colpa mia se il lunedi’ mattina il tema era invariabilmente "racconta la tua domenica". avrei dovuto inventare di sana pianta, ma non mi è mai venuto in mente. la sindrome della pagina bianca è cominciata alle superiori. delle due ore assegnate per il tema, i primi quindici, venti minuti trascorrevano con me che fissavo il foglio bianco mentre raccoglievo le idee e il prof che mi incalzava per farmi cominciare a scrivere, e me con tono piatto che rispondevo "sto pensando". al suono della campanella consegnavo insieme a tutti gli altri. gli insegnanti accampano delle strane scuse quando non sono soddisfatti di quello che i loro allevi scrivono. mia madre invariabilmente si sentiva dire sua figlia si meriterebbe un dieci se questo fosse un tema del primo anno, ma e’ in terza superiore e quindi si merita sei.a volte cinque. estrema vergogna venire accomunata a quelli che infarcivano i loro temi di errori sintattici. mai sentito dire una cosa simile dal supplente l’anno successivo, il mio prof si era preso un anno sabbatico, o dal prof del biennio. questa scusa ne sostituiva una più antica coniata dalla mia seconda maestra alle elementari. e’ troppo sintetica, diceva. dovrebbe infiorettare di piu’ il tema, dovrebbe descrivere di piu’. io ovviamente mi crucciavo perchè non sapevo come fare a superare questo problema gravissimo.
ho bisogno di silenzio per scrivere. da sempre. dovrei farmi stampare una maglietta con una scritta sulla schiena non parlatemi mentre scrivo, visto che i pensieri sono piu’ veloci della mia mano, sia che prenda appunti, sia che digiti al computer e basta poco perche’ spariscano. io sono sempre alla ricerca della parola perfetta, anzi della frase perfetta, che una volta sparita non torna piu’. e se torna non è mai cosi’ perfetta come la prima volta che l’ho pensata. è tempo di tesi e questi sono i miei grattacapi quotidiani.

