shymay

Novembre 29, 2004

make up: il mio apprendistato tra pennelli e colori

Archiviato in: real life — by shymay @ 7:56 pm

ero teenager nei primi anni 90 ed è stato piuttosto complicato avere un look decente visto che andavano di moda i vestiti dai colori acidi ed il make up era molto evidente. non erano ancora (ri)comparsi sul mercato i colori glitterati, gli ombretti in crema e i lucidalabbra, con cui si riesce ad ottenere un risultato più soft.

le celebrità cambiano spesso look: la maggiorparte delle volte riescono ad azzeccare un look adeguato.

come fanno? per quel che ho potuto constatare ognuna sceglie di utilizzare solo determinati colori per

il make up e gli abiti.

ad esempio possiamo confrontare le scelte piu’ o meno desiderabili di jennifer lopez e penelope cruz.



jennifer lopez :) e jennifer lopez :(



penelope cruz :) e penelope cruz :(

per quanto mi riguarda ho adottato le proposte di covergirl

e di gil cagné.

in sintesi, vengono proposte delle gamme di colori da utilizzare per il make up e gli abiti.

ci sono quattro combinazioni possibili:

1)a e 2)a; 1)a e 2)b; 1)b e 2)a; 1)b e 2)b.

1) gamma dei colori:

a)toni del rosso, rosa, viola, blu; bianco, argento.

oppure

b)toni del giallo, arancione, verde; oro.

toni neutri che vanno bene sia per a) che per b): toni del marrone; beige, nero.

2)

a) colori vivaci

oppure

b) colori pastello

.: il rossetto rosso :.

quando ero teenager andava molto di moda usare il rossetto rosso. ricordo che cioè e cioè-girl

regalavano smalti e rossetti rossi.

il rossetto rosso e’ piuttosto difficile da portare.

loro ci riescono egregiamente:


sharon stone e madonna.



claudia casey meno ma e’ solo una sitcom ;)

Novembre 26, 2004

quiz: What mystical woman are you?

Archiviato in: net life — by shymay @ 9:21 am

Fairy
You’re a Fairy

What mystical woman are you? (with pics)
brought to you by Quizilla


Novembre 23, 2004

divertissment in cucina

Archiviato in: post it, real life — by shymay @ 6:15 pm

se avessi una web cam in cucina mi vedreste invariabilmente piangere mentre taglio le cipolle.

cercate ricette di cucina? ce ne sono di interessanti su buonissimo.org.

un paio di idee dal mio bookmark:

movimento di liberazione dei cocktail alla frutta

torte di compleanno

rainbow fish cake

martha stewart

il you-must-have dei ricettari

cucinare mi mette di buon umore :)

Novembre 16, 2004

blog e narrazione

Archiviato in: net life — by shymay @ 5:11 pm

riporto da napoliontheroad uno stralcio di intervista a loredana lipperini.

Domanda. Il proliferare delle piattaforme dei ‘diari in rete’ (weblog) ha visto la nascita di una vera e propria Community denominata Blogosfera. “La Notte dei Blogger” Ed. Einaudi per la collana Stile Libero/Extra, è da pochi giorni sugli scaffali delle librerie. Come nasce il progetto editoriale? Quali destinatari?

Risposta. La spiegazione è molto semplice. Senza addentrarmi nella definizione di blog (ne ricaverei qualche guaio e molte bacchettate, suppongo), credo che esista e si vada rafforzando un desiderio di scrittura che porta a fare della blogosfera uno dei luoghi più interessanti dove si discute di narrazione. E dove la narrazione, giocoforza, si fa. L’idea era quella di chiedere ad alcuni blogger di scrivere per un altro mezzo: la carta, il libro. Dunque utilizzando uno schema che è diverso dal post e che al libro è consono, come il racconto. Non credo che si possa tracciare il profilo del destinatario ideale: in assoluto, forse, coloro che leggono narrativa e che da quest’ultima chiedono, anche, scritture nuove.

evidenzio un paio di righe:

(del)la blogosfera uno dei luoghi più interessanti dove si discute di narrazione. E dove la narrazione, giocoforza, si fa.

nella blogosfera si discute di narrazione. ogni tanto succede. già, non tutti lo fanno: non e’ un argomento che fa schizzare il counter del proprio blog. non basta fare considerazioni del tipo so piu’ figa dei blogger di serie b perche’ non vi vomito addosso i miei scazzi e le mie sfighe quotidiane per discutere di narrazione: sono allo stesso livello delle cricche e delle malignita’ che serpeggiano nelle scuole materne. sono allo stesso livello delle chiacchere da bar.

alcuni di quelli che hanno voglia di discutere di narrazione E di fare narrazione li trovo su bookcafe.net. la mia memoria e la cronologia del pc non sono cosi’ potenti da fare riferimenti contestuali; bookcafe.net secondo me rappresenta una buona sintesi di quel che ho potuto constatare.

nella blogosfera si discute di narrazione. raramente si discute della propria narrazione, a volte si parla di quella altrui. piu’ spesso il processo narrativo oppure gli elementi che compongono una narrazione (in senso lato, ovvero non riferiti ad una specifica narrazione) vengono isolati e esaminati da vicino per sottolinearne pregi e difetti ed utilizzarli come strumento di confronto e riflessione rispetto alla propria ed altrui produzione.

L’idea era quella di chiedere ad alcuni blogger di scrivere per un altro mezzo [...]Dunque utilizzando uno schema che è diverso dal post e che al libro è consono, come il racconto.

la maggiorparte dei blog non discute di narrazione E fa narrazione. costoro raccontano di se stessi oppure abbozzano o sviscerano temi di discussione: non lavorano sul linguaggio, lo usano. la parola scritta e’ solo un tramite. per dirla in un altro modo ognuno usa la voce che ha, non va a lezione di dizione. non c’e', come nel racconto su carta, una ricerca attiva della parola adatta, non c’e’ una ricerca di uno stile peculiare, di una prospettiva propria (la voce fuori dal coro). nel blog spesso* basta esserci, non importa come.

* mi riferisco ai post che parlano delle notizie del momento (in senso lato, non solo politica o cronaca nazionale).spesso questi post sembrano fatti in serie, c’e’ la fretta di dare la notizia (senno’ la notizia diventa vecchia! ah ah), il contributo personale spesso si limita a due riflessioni a caldo che chiunque e’ in grado di fare.

Novembre 15, 2004

riflessioni pausapranzo

Archiviato in: net life, real life — by shymay @ 3:31 pm

ho una gamba a penzoloni che dondola piano mentre guardo un po’ fuori e un po’ il mio gatto che se ne sta su una sedia, spalanca gli occhi d’ambra e si muove per farmi alzare da qui e andarlo a coccolare.

sono qui e non sto facendo niente di speciale. per alcuni potrei stare oziando, per altri potrei essere lì lì per appisolarmi. penso. penso e guardo fuori. nell’arco di cinque minuti un sacco di pensieri a ruota libera che non riesco mai a trascrivere, se non sottoforma di pallidi spezzoni.

vi fanno piangere un anno mentre bevete in piedi e con un piede sulla porta (voi che non sapete fare altrimenti) il vostro caffe’ di caffettiera che ce n’e’ piu’ sul gas che dentro la tazzina sognando vassoi di croissant e servizi-al-tavolo-con-il-sorriso e la certezza (altrui) che state pagando a peso d’oro ogni boccone che ingoiate.

non provo simpatia per chi evoca continuamente i propri maestri aggrappandocisi con le unghie e coi denti. io percorro la mia strada e ogni tanto mi trovo sulla stessa lunghezza d’onda di altri che seguo ed ammiro (pur con le difficoltà intrinseche di questo caotico e frammentario sistema mass mediatico che, a detta degli interessati, assomiglia al gioco del telefono senza fili). e allora sorrido.

la maschera e’ uno dei nostri tanti se’ che fanno capolino, un po’ come il vestito che decidiamo di metterci a seconda dell’occasione, ovvero a seconda di chi sappiamo che ci guardera’ (e commentera’ se la nostra mise e’ conforme ai dettami del breviario che hanno mandato a memoria). il se’ autentico, il falso se’, il se’ ideale, il se’ imperativo un sacco di nomi per descrivere frammenti di quel che siamo o vorremmo essere. l’ Io non e’ altro che una manciata di funzioni cognitive che tengono insieme quei frammenti.

Novembre 10, 2004

biglietto da visita

Archiviato in: libri — by shymay @ 9:32 am

mi piacciono i libri con un buon incipit. non c’e’ niente da fare. se il libro parte male

non riesco a proseguire. il primo della serie e’ stato il nome della rosa di eco.

come puo’ una quindicenne che non ha studiato latino leggere agevolmente il nome della rosa?

non puo’. se dapprima si sforza di leggere anche le parti in latino, dopo poco le salta, ma non è comunque soddisfatta della lettura e lascia perdere.

riposi il libro. pennac all’epoca probabilmente non aveva ancora scritto le regole di lettura. non terminare un libro non faceva parte delle mie regole. piuttosto tendevo a rileggerli. non per scarsa comprensione, ma per mancanza d’occasioni. non mi bastavano i libri che leggevamo a scuola. avevo ricevuto solo fiabe o enciclopedie per ragazzi. la biblioteca era troppo lontana per andarci in bicicletta. non c’erano nè librerie, nè cugini nei paraggi. una delle prime occasioni fu’ uno dei club del libro per corrispondenza. il libro di eco fu’ uno dei primi acquisti.

ogni tanto capita ancora di non riuscire a proseguire nella lettura. a volte il libro parte bene ma poi mi annoio (il teorema del pappagallo, herzog), altre volte non e’ quello che cerco in quel momento (l’urlo e il furore, l’eta’ dell’ oro, il soccombente).

ci sono volte in cui il libro e’ cosi’ coinvolgente da farmi smettere di leggere tutti gli altri libri e lo divoro in breve, brevissimo tempo. questo e’ il caso del calzolaio di vigevano di mastronardi. a dire il vero cercavo il maestro di vigevano di mastronardi ma mi sono accorta dell’errore una volta tornata dalla biblioteca.

mastronardi non e’ uno che si perde in chiacchere. in un paio di righe presenta il protagonista. un paio di parole su vigevano e subito ci si ritrova nel bel mezzo della vita di mario sala. mastronardi osserva i personaggi dall’angolazione perfetta. non quella piu’ fotogenica, ma quella piu’vera: sono quasi grotteschi. i personaggi sono tutti presi dalle incombenze e seccature nel loro microcosmo quotidiano, con un occhio al lavoro e l’altro al paese, fregandosi le mani se a qualcun altro va peggio. e’ gente per cui il tempo e’ denaro.

il romanzo ha quarantacinque anni ma non li dimostra.

a volte e’ meglio aspettare tempi migliori per prosegure(la casa del sonno), altre volte bisogna proseguire perche’ il meglio puo’ arrivare dopo. come in presagio triste. dicono che sia cosi’ anche per pendennis. vedremo.

Novembre 3, 2004

il guru dei libri ovvero tutti avremmo bisogno di un guru qualche volta

Archiviato in: libri — by shymay @ 6:32 pm

sono mesi che certi pensieri si fanno ricorrenti ed oltre a girarmi in testa riemergono in diversi blog che leggo. e’ ora di tirare le fila del discorso. gli ingredienti ci sono tutti. lo faro’ a modo mio citando in corsivo frasi di blog altrui e aggiungendoci del mio visto che mi sento una interlocutrice piuttosto che una oratrice. blob of the blog non permette questo chiedendo di citare solo lavoro altrui.

il guru per come lo intendo io puo’ essere un amico, un conoscente o un perfetto sconosciuto che non solo mi indica autore e titolo di un libro che non conosco, ma mi entusiasma cosi’ tanto da farmelo cercare. questo e’ il motivo per cui ho delle liste interminabili di libri.**

i guru sono dove meno te li aspetti e non sempre si presentano sotto una forma riconoscibile.

tutti avremmo bisogno di un guru quando siamo delusi dai libri che leggiamo.

purtroppo faccio sempre piu’ fatica a trovare qualcosa che mi appassioni. a volte mi domando se leggo autori interessanti o mi perdo qualcosa di meglio. il problema è sapere cosa cercare. quando termino un libro un libro in cui i personaggi non hanno spessore e la narrazione si trascina moribonda, piatta e noiosa mi chiedo perche’ quell’autore è stato pubblicato e talvolta premiato. talvolta smetto di leggere per un periodo. dopo sento l’esigenza di trovare nel libro successivo alcune cose [per me] importanti che mancano.

babsijones le ha descritte benissimo.

è l’allucinazione che manca, lo sgomento, il vomito, il panico, la passione, la confusione del martirio e del vaffanculo mondo, è la bellezza, che manca, è la pesantezza, la coagulazione [cut] [scrittori*] niente affatto disperati, niente affatto incazzati, niente affatto vivi

tutti avremmo bisogno di un guru. ma quelli preposti per mestiere [e un po' per vocazione] meritano di essere guru?

a volte direi di no:

Sono la vostra insegnante di letteratura italiana ( e latina) e, visto che nella gerarchia scolastica occupo comunque un posto superiore al vostro, ho intenzione di servirmi della mia posizione e di obbligarvi. Al prossimo giro di interrogazioni di italiano, oltre ai consueti argomenti di letteratura, chiedero’ ad ognuno di voi non solo che cosa ha letto ma anche di raccontarlo agli altri e commentarlo. E l’ultimo compito di italiano vertera’ sulle vostre esperienze di lettura.

fuoridiclasse

molti insegnanti tendono a burocratizzare ed appiattire una materia in cui c’e’ ampia libertà di movimento. si nascondono dietro la scusa “c’e’ un vasto programma da finire, non c’e’ mai tempo.” sono tutte scuse. alcuni insegnanti di mia conoscenza si prendevano la libertà di parlare di altro mentre portavano avanti il programma. altri si organizzavano cosi’ bene che riuscivano a fare anche il ripasso. ci vuole organizzazione e meno ego. vorrei dire agli insegnanti di non oberare le persone di compiti meccanici e ripetitivi, ma di dare loro cose interessanti da fare. le persone non amano sentirsi degli idioti e perder tempo in occupazioni noiose e inutili.

odio le antologie perchè deturpano la letteratura. sono un pessimo biglietto da visita per la maggiorparte delle opere di cui parlano. permettono solamente di leggere, commentare, sintetizzare, analizzare un’opera. trattano i lettori con sufficienza, non come persone con una propria cultura e dignità.

si possono fare cose molto piu’ interessanti del riassumere e commentare un testo. la parola creatività non appare mai. la creatività non e’ saper scrivere un tema. la creatività e’ saper filtrare un testo, riadattarlo sulla propria pelle e creare qualcosa di nuovo.

a questo proposito susan sontag scrive:

La lettura precede di solito lo scrivere e l’impulso a scrivere è quasi sempre scatenato dalla lettura. Leggere, l’amore per la lettura, è quello che ti fa sognare di diventare scrittore. E dopo che lo sei diventato, leggere libri scritti da altri e rileggere i tuoi libri preferiti, rappresenta un’irresistibile distrazione dallo scrivere. Distrazione. Consolazione. Tormento. E, sì, ispirazione.

susan sontag – mestiere di scrivere

[una decina d'anni fa discutendo con un mio amico ] sostenevo che i romanzi sono utili come strumento di riflessione su se’ e sugli altri. sono una lente cui guardare attraverso. lui, invece, sosteneva che conta unicamente l’esperienza diretta. il mondo vero, le Esperienze non ci sono nei romanzi, anzi i romanzi sono solo un debole riflesso della vita reale. gli risposi che non si puo’ fare qualunque esperienza. se ho vent’anni non posso essere una vedova con uno spasimante che mi aspetta da una vita – gabriel garçia marquez l’amore ai tempi del colera. inoltre vivere un esperienza, a volte, non ti permette il distacco neccessario per riflettere ed agire nel modo migliore mentre vivi l’esperienza stessa.

roquentin scrive:

La distinzione tra realtà e irrealtà, quando gli oggetti si fanno parole, presume ancora che si possa realizzare una copia infedele del mondo, e che da qualche parte vi sia un mondo autentico. Si ode chi dice: altrove si vive, nei fatti. E qui, nei racconti, si fa forse il verso? “Addio”, il verso dell’uomo: quanta paura in una sola parola. Se esistessero solo due diamanti (prima di possedere il criterio di purezza), come si potrebbe dire quale dei due fosse falso? Sarebbero, forse, lievemente diversi: per convenzione si ammetterebbe che uno dei due valga più dell’altro. Identica è la condizione della letteratura al confronto con il mondo, e il redde rationem della sincerità vale solo per i cretini. Si scriva tutto, come si vuole.

La mia prima ipotesi è che libri come [cut; perche' le opinioni arriveranno se lo leggerò] siano scatole di cioccolatini con una foto sopra: compri la confezione e vi cerchi l’individuo; per dirla meglio: si associa ad un’operazione triviale l’istanza di profondità propria della letteratura, e si dice che sotto sotto questa profondità sarà tua, solo che tu riesca a sgobbare abbastanza.

roquentin

a volte scavi e non trovi nulla. e questo non mi piace affatto. sono stufa di quelli che confezionano la loro opera con un packaging accattivante [lo specchietto per le allodole] ma non hanno nulla da dire. quando apro un libro rivendico i contenuti. se cerco disimpegno accendo la tv.**

* la parola scrittori l’ho aggiunta io

** vedi colonna destra del blog

Novembre 2, 2004

14 febbraio 1994

Archiviato in: mie poesie — by shymay @ 3:33 pm

Gli acri odori del cortile

Si insinuano nella mia testa e si mescolano ad immagini convulse ed echi di frasi rotte

Dall’oblio.

Vertiginosamente danzano mano nella mano giovani corpi attorno ad un fuoco

Calcio via tutto quello che rimane:

cenere e vetri rotti

Mi avvicino alla fontana e bevo a piene mani

Ho bisogno di solitudine.

Solitudine tra la folla.

Folla che sguscia, scivola via.

Non esistono più candidi angeli

con le ali

uomini che stramazzano al suolo

travolti dal caos

uomini che pregano

davanti ad altari pagani.

Odo il silenzio.

Immersa nell’azzurro pallido della nebbia mattutina.

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