sono mesi che certi pensieri si fanno ricorrenti ed oltre a girarmi in testa riemergono in diversi blog che leggo. e’ ora di tirare le fila del discorso. gli ingredienti ci sono tutti. lo faro’ a modo mio citando in corsivo frasi di blog altrui e aggiungendoci del mio visto che mi sento una interlocutrice piuttosto che una oratrice. blob of the blog non permette questo chiedendo di citare solo lavoro altrui.
il guru per come lo intendo io puo’ essere un amico, un conoscente o un perfetto sconosciuto che non solo mi indica autore e titolo di un libro che non conosco, ma mi entusiasma cosi’ tanto da farmelo cercare. questo e’ il motivo per cui ho delle liste interminabili di libri.**
i guru sono dove meno te li aspetti e non sempre si presentano sotto una forma riconoscibile.
tutti avremmo bisogno di un guru quando siamo delusi dai libri che leggiamo.
purtroppo faccio sempre piu’ fatica a trovare qualcosa che mi appassioni. a volte mi domando se leggo autori interessanti o mi perdo qualcosa di meglio. il problema è sapere cosa cercare. quando termino un libro un libro in cui i personaggi non hanno spessore e la narrazione si trascina moribonda, piatta e noiosa mi chiedo perche’ quell’autore è stato pubblicato e talvolta premiato. talvolta smetto di leggere per un periodo. dopo sento l’esigenza di trovare nel libro successivo alcune cose [per me] importanti che mancano.
babsijones le ha descritte benissimo.
è l’allucinazione che manca, lo sgomento, il vomito, il panico, la passione, la confusione del martirio e del vaffanculo mondo, è la bellezza, che manca, è la pesantezza, la coagulazione [cut] [scrittori*] niente affatto disperati, niente affatto incazzati, niente affatto vivi
tutti avremmo bisogno di un guru. ma quelli preposti per mestiere [e un po' per vocazione] meritano di essere guru?
a volte direi di no:
Sono la vostra insegnante di letteratura italiana ( e latina) e, visto che nella gerarchia scolastica occupo comunque un posto superiore al vostro, ho intenzione di servirmi della mia posizione e di obbligarvi. Al prossimo giro di interrogazioni di italiano, oltre ai consueti argomenti di letteratura, chiedero’ ad ognuno di voi non solo che cosa ha letto ma anche di raccontarlo agli altri e commentarlo. E l’ultimo compito di italiano vertera’ sulle vostre esperienze di lettura.
fuoridiclasse
molti insegnanti tendono a burocratizzare ed appiattire una materia in cui c’e’ ampia libertà di movimento. si nascondono dietro la scusa “c’e’ un vasto programma da finire, non c’e’ mai tempo.” sono tutte scuse. alcuni insegnanti di mia conoscenza si prendevano la libertà di parlare di altro mentre portavano avanti il programma. altri si organizzavano cosi’ bene che riuscivano a fare anche il ripasso. ci vuole organizzazione e meno ego. vorrei dire agli insegnanti di non oberare le persone di compiti meccanici e ripetitivi, ma di dare loro cose interessanti da fare. le persone non amano sentirsi degli idioti e perder tempo in occupazioni noiose e inutili.
odio le antologie perchè deturpano la letteratura. sono un pessimo biglietto da visita per la maggiorparte delle opere di cui parlano. permettono solamente di leggere, commentare, sintetizzare, analizzare un’opera. trattano i lettori con sufficienza, non come persone con una propria cultura e dignità.
si possono fare cose molto piu’ interessanti del riassumere e commentare un testo. la parola creatività non appare mai. la creatività non e’ saper scrivere un tema. la creatività e’ saper filtrare un testo, riadattarlo sulla propria pelle e creare qualcosa di nuovo.
a questo proposito susan sontag scrive:
La lettura precede di solito lo scrivere e l’impulso a scrivere è quasi sempre scatenato dalla lettura. Leggere, l’amore per la lettura, è quello che ti fa sognare di diventare scrittore. E dopo che lo sei diventato, leggere libri scritti da altri e rileggere i tuoi libri preferiti, rappresenta un’irresistibile distrazione dallo scrivere. Distrazione. Consolazione. Tormento. E, sì, ispirazione.
susan sontag – mestiere di scrivere
[una decina d'anni fa discutendo con un mio amico ] sostenevo che i romanzi sono utili come strumento di riflessione su se’ e sugli altri. sono una lente cui guardare attraverso. lui, invece, sosteneva che conta unicamente l’esperienza diretta. il mondo vero, le Esperienze non ci sono nei romanzi, anzi i romanzi sono solo un debole riflesso della vita reale. gli risposi che non si puo’ fare qualunque esperienza. se ho vent’anni non posso essere una vedova con uno spasimante che mi aspetta da una vita – gabriel garçia marquez l’amore ai tempi del colera. inoltre vivere un esperienza, a volte, non ti permette il distacco neccessario per riflettere ed agire nel modo migliore mentre vivi l’esperienza stessa.
roquentin scrive:
La distinzione tra realtà e irrealtà, quando gli oggetti si fanno parole, presume ancora che si possa realizzare una copia infedele del mondo, e che da qualche parte vi sia un mondo autentico. Si ode chi dice: altrove si vive, nei fatti. E qui, nei racconti, si fa forse il verso? “Addio”, il verso dell’uomo: quanta paura in una sola parola. Se esistessero solo due diamanti (prima di possedere il criterio di purezza), come si potrebbe dire quale dei due fosse falso? Sarebbero, forse, lievemente diversi: per convenzione si ammetterebbe che uno dei due valga più dell’altro. Identica è la condizione della letteratura al confronto con il mondo, e il redde rationem della sincerità vale solo per i cretini. Si scriva tutto, come si vuole.
La mia prima ipotesi è che libri come [cut; perche' le opinioni arriveranno se lo leggerò] siano scatole di cioccolatini con una foto sopra: compri la confezione e vi cerchi l’individuo; per dirla meglio: si associa ad un’operazione triviale l’istanza di profondità propria della letteratura, e si dice che sotto sotto questa profondità sarà tua, solo che tu riesca a sgobbare abbastanza.
roquentin
a volte scavi e non trovi nulla. e questo non mi piace affatto. sono stufa di quelli che confezionano la loro opera con un packaging accattivante [lo specchietto per le allodole] ma non hanno nulla da dire. quando apro un libro rivendico i contenuti. se cerco disimpegno accendo la tv.**
* la parola scrittori l’ho aggiunta io
** vedi colonna destra del blog