sono mesi che non riesco più a scrivere una recensione decente sui libri che leggo. è che non mi metto di impegno. giuro che so che se mi mettessi lì con l’intento di dire ok adesso scrivo qualcosa sul libro che ho letto verrebbe fuori qualcosa con una parvenza di decenza. il punto è che non voglio prendermi del tempo per pensare,scrivere e limare un bel discorsetto. vivo il blog come qualcosa di immediato, come qualcosa su cui riversare dei pensieri dei quali provo un interesse inferiore alle 24 ore. che quello che scrivo vi appaia come un cumulo di stronzate o come dei pensieri edificanti su cui soffermarsi, non ha importanza ai fini del mio ragionamento. quello che ha importanza è che ai miei occhi l’idea di oggi è un post già vecchio domani, è solo roba di ieri. oggi è un altro giorno, che si porta a presso i suoi piccoli pensieri su cui trastullarsi, roba nuova, roba fresca. adesso, ad esempio, il mio occhio cade su una pila di libri che sono arrivati da poco. un mio "amico" ha comprato leary, adams [un paio di volumi della guida] e parole nel vuoto di adolf loos. quest’ultimo mi sembra molto interessante. sono dei saggi scritti tra la fine del XIX secolo e i primi trent’anni del secolo successivo. ci sono alcune foto e disegni sparsi qua e là. loos era un architetto. parte del suo fascino deriva dal fatto che non conoscevo nè il libro, nè l’autore (wow una cosa nuova), se non per una vaga idea di aver già visto quel nome su delle magliette stampate. ad ogni modo non ha importanza il contenuto, quanto il mio atteggiamento verso i libri nuovi, specie se non miei. mi metto a sfogliarli e leggo quà e là a volte trovandoli estremamente interessanti, tipo che se avessi un intero pomeriggio libero me ne approprierei e li leggerei. è un ottima cosa non avere una libreria ad un tiro di schioppo e nel contempo aver compilato una wish list. ho tutto il tempo per ponderare le mie scelte. essendo una lettrice (quasi) onnivora, potrei trovarmi con dei libri di cui non saprei che fare passato l’entusiasmo del momento.
nel mio blog la colonna di destra ha quasi la stessa importanza di quella principale. non la vivo come una semplice appendice o delle note a margine. ha quasi il significato di un post, post che scrivevo nella prima versione self-made del blog (uno, due, tre ). poi ho cambiato perchè volevo un feedback, volevo i commenti. mi piacerebbe che qualcuno scorresse la lista e mi dicesse qualcosa del tipo ho letto il libro x che devi ancora leggere e penso sia bellissimo, o qualsiasi altra cosa. l’altro motivo per cui la lista è lì è quella di tener nota di quello che leggo. non l’ho mai fatto e ho dimenticato i nomi di un sacco di libri che ho letto. inoltre la mia memoria perde colpi ed è alquanto buffo cercare un libro avendone momentaneamente dimenticato il nome. in tal caso scorro il reparto alla ricerca di un indizio utile.
la lista stamattina ha cambiato aspetto. ho terminato tre libri e adesso ho qualcosa di cui scrivere. come avrei potuto dire qualcosa dell’ autobiografia di maurizio costanzo? nutro spesso dei dubbi quando leggo le autobiografie, come dire manca l’altra campana. un giudizio lapidario potrebbe essere: mi è sembrata più sincera quella di marilyn manson. non sono molto soddisfatta dei libri che ha consigliato busi. il bell’antonio partito come una satira di costume è diventato una critica sociale che arranca malinconica verso il finale, perdendo lo smalto delle prime pagine; il calzolaio di vigevano descrive un microcosmo gretto che non strappa nemmeno sorrisi tirati. il vittoriano thackeray è prolisso e pignolo, gli manca la lievità della austen per far ridere di gusto il lettore; inoltre il continuo ricorso alle note è quasi esasperante. tosches a tratti non trova niente di meglio che essere malamente volgare.
tra i libri in standby ad eccezione di terzani non sto leggendo niente che sia stato pubblicato di recente, ma che comunque mi dà l’impressione di essere hype come dice tosches. non sto leggendo niente che sia palesemente square
non vedo l’ora di ricominciare oscar wilde, l’urlo e il furore e il soccombente. agosto non era un buon periodo. dopo aver visto the hours sabato scorso, sono curiosa di leggere la signora dalloway.




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