shymay

Agosto 31, 2007

i libri delle vacanze

Archiviato in: libri — by shymay @ 6:30 pm

come fare le liste e non rispettarle (finora)

dalle statistiche noto che c’ è chi si interessa a cosa leggo d’ estate. le mie fantasie utopistiche mi vedono in spiaggia sotto l’ ombrellone a divorare un libro dopo l’ altro. è per questo che stilo delle liste lunghissime, dettate dal desiderio e non dal buonsenso: intervenisse quello dovrei portarmene a presso al massimo cinque, visto che passo parte del mio tempo a parlare con le persone, passeggiare, osservare quello che succede intorno a me, mangiare, dormire, vedere film, leggere settimanali e fare cruciverba. non sono certo il tipo che ignora il mondo circostante ficcando deliberatamente il naso in un libro, eppure se sto leggendo qualcosa di particolarmente interessante non mi accorgo se mi si chiama o se succede qualcosa di buffo. dovrei depennare alcuni titoli dalle liste estive visto che in più di un’ occasione ho ignorato la signora dalloway e il soccombente. è imbarazzante pensare che ci sono libri che circolano da almeno tre anni senza essere stati letti. la lista che segue rientrerà tra i buoni propositi per l’ autunno. ovviamente dovrò finire quelli cominciati, e alcuni titoli di quelli nuovi mi attirano più di altri.

mai cominciati:

grado di propensione alla lettura ad oggi; da uno (ora no) a cinque (il prossimo della lista)

da finire:

letti:

libri del mese

Archiviato in: i libri del mese, libri — by shymay @ 5:01 pm

titoli e descrizioni dei libri prossimamente in uscita (fonti: wuz, ibs, larivistadeilibri)

Douglas Coupland, Hey Nostradamus!, Frassinelli, 304 p., br., € 17,00

Siamo nel 1988, a Vancouver. Cheryl e Jason sono testimoni di un cruento episodio di violenza compiuto nella loro scuola superiore che cambierà le loro vite e quelle della comunità in cui vivono per sempre.

BananaYoshimoto, Il coperchio del mare, Feltrinelli, 140 p., br., € 12,00

Mari si è appena laureata ed è tornata a vivere nel suo paese natale, dove ha deciso di aprire un piccolo negozio di granite. Quell’estate le madre ha deciso di ospitare la figlia di una sua cara amica che sta attraversando un periodo molto difficile a causa dell’improvvisa morte della nonna. Nonostante Mari non sia entusiasta all’idea, finirà per stringere un forte rapporto d’amicizia con la ragazza.

Ogawa Yoko, L’anulare, Adelphi, 96 p., € 8,00

“Educata alle regole e alla perseveranza”, la giovanissima protagonista di questo libro enigmatico svolge con zelo, puntualità e “con gentile professionalità” il suo lavoro: accogliere e soprattutto ascoltare i clienti dello specialissimo laboratorio creato dal signor Deshimaru nella sede fatiscente di un ex collegio femminile, ora destinato a raccogliere “esemplari”. Insieme – le ha spiegato lui quando l’ha assunta – dovranno prendersi cura degli “esemplari” con amore: e ha pronunciato la parola “amore” con estrema lentezza. La ragazzina che chiede loro di conservare (dopo averli debitamente catalogati) i tre funghi che ha raccolto fra le ceneri dell’incendio in cui ha perso i genitori non tornerà mai a vederli, né mai tornerà il vecchietto che è venuto a portare i resti delle ossa calcinate del suo padda; ma avranno, come tutti gli altri “clienti”, raggiunto il loro scopo: separarsi da ciò che hanno perduto tramutandolo in un “esemplare”. Anche la narratrice, a causa di un incidente occorsole nella fabbrica di bibite dove lavorava prima, ha perduto qualcosa: l’ultima falange dell’anulare sinistro. E spesso si chiede dove sia finito quel pezzette di carne, quella sorta di “conchiglia rosa ciliegio, soffice come un mollusco”. A poco a poco la solerte, docile impiegata si lascerà inghiottire, come da una ragnatela, dal mondo chiuso e ovattato del laboratorio, dal silenzio lancinante che vi regna. Fino al giorno in cui deciderà di consegnare anche lei qualcosa di sé.

Altaf Tyrewala, Nessun Dio in vista, Feltrinelli, pp. 136, €13,00

Attraverso lo sguardo dei numerosi personaggi delineati con tratti sicuri,Tyrewala descrive una variegata umanità alle prese con il quotidiano, che si confronta con il peso della tradizione, le derive del progresso, la povertà, l’imposizione o l’assenza dei valori, gli scontri religiosi e i dubbi esistenziali. Il libro si apre con l’autoritratto della signora Khwaja, un tempo poetessa capace di attardarsi ore e giorni sulle metafore più sottili, adesso ridotta al silenzio dal suo ruolo di angelo del focolare, moglie e madre immersa ventiquattr’ore al giorno nei suoi compiti. Prende la parola il signor Khwaja, che dichiara di non riconoscere più sua moglie dopo ventisei anni di matrimonio, di non trovare più poesia nella loro vita, racconta del figlio Ubaid, che vive perennemente connesso a Internet, e della figlia Minaz, mai a casa. Entra in scena Ubaid, per lui la casa è sua madre che gli propina cibo, suo padre che borbotta, rimprovera e si lamenta, sua sorella, che di fronte a tutto questo fugge via, mentre lui stesso si rifugia in Rete, alla ricerca di altri come lui. E così via, i lettori assistono alle vicende grandi e piccole, pubbliche o private di santoni in crisi, mendicanti, cinici reporter, commercianti, poliziotti, gangster e un’infinità di altri personaggi, tutti intenti a interpretare come possono le loro vite su quel palcoscenico che è Bombay.

Cesare De Marchi, Romanzi. Scriverli, leggerli, Feltrinelli, pp. 176, €16,00

Questo saggio, che si rivolge a tutti i lettori di romanzi, specialisti e non, si interroga sul fatto che questi oggetti di carta stampata e di “sostanza immateriale” abbiano il potere di isolare per ore intere dalla vita reale persone d’ogni età e cultura con la sola forza delle parole. Perché, osserva l’autore, un romanzo non è altro che un movimento di parole. Il lettore scoprirà, nel corso dei capitoli, come dal movimento di parole si generi il senso della profondità temporale e la visibilità romanzesca, tanto esterna o spaziale quanto interiore o psicologica; come si costruiscano le personalità dei personaggi e le loro voci nei dialoghi; come nasca e che cosa sia l’emozione letteraria; se e come sia possibile tradurre il movimento verbale romanzesco da una lingua all’altra; e infine se il romanziere abbia una moralità sua propria.

Elliott Anthony, Lemert Charles Il nuovo individualismo. I costi emozionali della globalizzazione, Einaudi, 250 p., € 15,50

Elliott e Lemert studiano la globalizzazione non da un punto di vista economico e politico, ma da quello degli effetti indotti sulla soggettività, sulle relazioni interpersonali, e quindi sull’esistenza sociale. Le esigenze del mercato del lavoro contemporaneo hanno reso accettabile l’idea di un progressivo assorbimento della sfera privata della propria vita in quella pubblica della produzione e del consumo, erodendo progressivamente i confini tra interno ed esterno, io/altro, passioni e interessi. E hanno dato vita a nuove forme di interiorità, di vita emotiva, di intimità, ma anche a nuovi disagi, sofferenze e patologie. Gli autori offrono una vera e propria fenomenologia descrittiva delle nuove trasformazioni identitarie del mondo di oggi, esemplificate attraverso alcuni casi concreti di nuovo individualismo -particolarmente efficaci e coinvolgenti – legati alle reti di comunicazione su scala globale, al consumismo compulsivo, agli eccessi della chirurgia estetica, alla sessualità virtuale del web.

Vincent N. Parrillo, Diversità in America, Franco Angeli, pp. 192, €19,00

La diversità è divenuta esperienza quotidiana per l’uomo contemporaneo e di questo cambiamento l’immigrazione certamente costituisce uno dei principali motori, con mutamenti radicali negli equilibri interni, delle società occidentali, tensioni razziali, etniche e religiose, e sforzi volti all’integrazione e alla crescita comune nello scambio culturale. Il volume propone una lettura della questione della diversità negli Stati Uniti d’America, interpretata da un punto di vista storico, etnico e politico. L’autore passa analiticamente in rassegna le ondate migratorie nelle loro dimensioni di ordine statistico e culturale e le connessioni di volta in volta operate tra vecchie e nuove comunità. La nota espressione melting pot, evocata in particolare per configurare e comunicare il particolare sistema sociale americano, è resa viva e vitale mediante l’attenta ricostruzione di un processo evolutivo che porta gli Stati Uniti a essere un grande paese unitario sebbene coinvolto in modalità inedite di differenziazione, ma anche di disuguaglianza. Una corretta ricostruzione dei processi migratori non è solo orientata alla conoscenza delle radici strutturali della diversità, ma consente di uscire dalla logica dell’emergenza e della paura dell’ignoto che impediscono il dibattito.

Andrew Weil, Winifred Rosen, Dal cioccolato alla morfina. Per un uso consapevole delle droghe, Arcana, 300 p., € 16,00

un libro serio dal taglio divulgativo, ma soprattutto privo di tabù sullo sterminato (e spesso misconosciuto) universo delle droghe. Gli autori – due statunitensi che hanno a lungo studiato gli effetti delle sostanze psicoattive – analizzano con chiarezza e dovizia di particolari i pro e i contro delle droghe, offrendo così un breviario significativo per conoscere queste sostanze.

The likely effects, precautions, and alternatives to a wide range of available substances, from coffee to marijuana, antihistamines to psychedelics, steroids to smart drugs, are discussed in this guide. (amazon – search inside)

John Lydon, Johnny Rotten. L’autobiografia, Arcana, 350 p., ill., € 16,50

Cinico, tagliente, diretto e a tratti esilarante, John Lydon – alias Johnny Rotten, voce, icona dei Sex Pistols – racconta la sua versione dei fatti e la sua verità sul rock’n'roll. L’ex hooligan di Finsbury Park getta alle ortiche senza tanti complimenti miti e leggende per ricollocare la parabola dei Sex Pistols in un contesto fatto di periferie degradate, curve di stadio e risse di strada. Il libro si distingue anche per la struttura agile, articolata in “segmenti” più o meno autonomi, che crea una sorta di “cut and paste” in sintonia con l’estetica sconnessa del punk.

James Kakalios, La fisica dei supereroi, Einaudi, pp. 450, €14,00

Come fa Superman, con un solo balzo, ad arrivare sul tetto di un edificio di trenta piani? Cosa dice, dell’eroe dei fumetti, questo salto di 200 metri? Quasi tutto. Basta applicare le leggi di Newton: per sfidare la gravità, saltando cosi in alto, Superman, se pesa 100 chili, deve avere una velocità iniziale di oltre 200 chilometri l’ora e, dunque, applicare al salto una forza di oltre 25 tonnellate al secondo. Impossibile per un terrestre, ma non per chi è nato su Krypton, che ha una gravita maggiore. Kakalios spazia dalla meccanica quantistica, alla termodinamica, alla relatività, alla fisica dei solidi… altrimenti come spiegare in che modo l’Uomo Invisibile riesce a passare attraverso i muri?

Libri fotografici taschen

Agosto 30, 2007

aspettative da un sequel

Archiviato in: libri, musica — by shymay @ 11:15 am

ieri notte dopo aver finito la banda dei brocchi ho dovuto cominciare circolo chiuso. ci sono troppe cose lasciate in sospeso che vorrei sapere: coe mi fa impazzire con i suoi scorci di futuro disseminati nel libro, i quali non mi fanno presagire bene (purtroppo) … aggiornando anobii qualcuno ha avuto la brillante idea di dire (all’ inizio del primo commento!) che Ok. Lo sapete già, non è bello come “la banda dei brocchi”. … io spero che mi dia le stesse sensazioni di questa canzone:

ovvio che il testo non centra nulla, parlo della melodia

Agosto 29, 2007

somiglianze

Archiviato in: libri, libro film disco, musica — by shymay @ 3:26 pm

questo libro (sono a pag. 198) e questa canzone mi danno le stesse sensazioni.

the smiths – Stop Me If You Think You’ve Heard This One Before /1987

testo tradotto

Immagine di La banda dei brocchijonathan coela banda dei brocchi (anobii) feltrinelli, wuz, rai, bbc

feltrinelli: interviste e materiale su jonathan coe

contemporary writers

i don’t love the 1970s Brian Case’s memories – From Times Online, January 15, 2005

prog rock to punkFrom Times Online, February 23, 2001

hot to rod Carola Long review – From Times Online, January 15, 2005

spandau ballet – through the barricades/ 1986

Archiviato in: fanzine, musica ottanta, playlist, rarities, video — by shymay @ 9:10 am

live

totp  nov 1986

spandau ballet official site

spandau ballet @ wiki 

Agosto 27, 2007

propositi

Archiviato in: real life — by shymay @ 7:07 pm

c’ è chi smette di fare alcune cose abituali durante le vacanze, io invece stamattina pensavo  perchè devo smettere di fare alcune cose che facevo in vacanza?  si tratta di qualche sano proposito e qualche piccola cavolata, ma che non faceva parte delle mie abitudini, e invece ora mi piacerebbe lo fosse.

the smiths – this charming man/ 1983

Archiviato in: fanzine, musica ottanta — by shymay @ 6:20 pm

wiki

ve l’ ho mai detto che adoro questo video? 

cose da fare

Archiviato in: libri — by shymay @ 3:55 pm
  1. finire tutti i libri che ho cominciato
  2. farmi la tessera della biblioteca di un paese nei dintorni  il cui catalogo è online e di cui ho già una lunga lista di libri da prendere

bella notizia

Archiviato in: libri — by shymay @ 3:16 pm

finalmente ristampano anche un albero cresce a brooklyn di betty smith!

a proposito di ristampe, nella mia lista ne manca solo uno: visto che uscirà il film mi aspetto di vedere ristampato anche edie, an american girl.

BETTY SMITH Un albero cresce a Brooklyn È l’estate del 1912 a Brooklyn. I raggi obliqui del sole illuminano il cortile della casa dove abita Francie Nolan, riscaldano la vecchia palizzata consunta e le chiome dell’albero che, come grandi ombrelli verdi, riparano la dimora dei Nolan. Alcuni a Brooklyn lo chiamano l’Albero del Paradiso perché è l’unica pianta che germogli sul cemento e cresca rigoglioso nei quartieri popolari. Quando nuovi stranieri poveri arrivano a Brooklyn e, in un cortile di vecchie e tranquille case di pietra rossa, i materassi di piume fanno la loro comparsa sui davanzali delle finestre, si può essere certi che lì, dal cemento, sbucherà prima o poi un Albero del Paradiso. Francie, seduta sulla scala antincendio, lo guarda contenta, poiché oggi è sabato, ed è un bel giorno a Brooklyn. Il sabato gli uomini ricevono la paga e possono andare a bere e azzuffarsi in santa pace. Il sabato lei, bambina irlandese di undici anni, come tutti i bambini del suo quartiere, fa un salto dallo straccivendolo. Insieme a suo fratello Neeley, Francie raccoglie pezzi di stagnola che si trovano nei pacchetti di sigarette e nelle gomme da masticare, stracci, carta, pezzi di metallo e li vende in cambio di qualche cent. Coi suoi coetanei con i calzoni lunghi e i berretti con la visiera, le mani in tasca, le spalle curve, i capelli così corti da lasciare scoperto il cuoio capelluto, Francie se ne andrà tra un po’ a zonzo per Brooklyn. Attraverserà prima Manhattan Avenue, e poi Johnson Avenue, dove si sono stabiliti gli italiani, e infine il quartiere ebraico fino a Broadway, dove guarderà eccitata i piccoli carretti che riempiono la strada, gli uomini barbuti con gli zucchetti di alpaca, i vestiti orientali dai colori vivaci posti ad asciugare sulle scale antincendio e i bambini seminudi che giocano in mezzo ai rigagnoli. Poi tornerà a casa, dove forse troverà sua madre, rientrata dal lavoro. Lungo il tragitto forse qualcuno le ricorderà che è un peccato che una donna così graziosa come sua madre, ventinove anni, capelli neri e occhi scuri, debba lavare i pavimenti per mantenere lei e gli altri piccoli Nolan. Qualcun altro magari le parlerà di Johnny, suo padre, il ragazzo più bello e più attaccato alla bottiglia del vicinato, qualcuno infine le sussurrerà mezze parole sull’allegro comportamento di sua zia Sissy con gli uomini. Francie ascolterà e ogni parola sarà per lei una pugnalata al cuore, ma troverà, come sempre, la forza per reagire, poiché lei è una bambina destinata a diventare una donna sensibile e vera, forte come l’albero che, stretto fra il cemento di Brooklyn, alza rami sempre più alti al cielo. Nominato dalla New York Public Library come uno dei grandi libri del secolo appena trascorso, Un albero cresce a Brooklyn è una magnifica storia di miseria e riscatto, di sofferenza ed emancipazione di bruciante attualità.

Betty Smith, pseudonimo di Sophina Elisabeth Werner, nasce nel 1896 a Brooklyn da genitori figli di immigrati tedeschi. Scrittrice soprattutto di teatro, nel 1943 pubblica Un albero cresce a Brooklyn, cui seguiranno Tomorrow will be better (1947), Maggie-Now (1958) e Joy in the morning (1963). Muore nel 1972.

Nominato dalla New York Public Library come uno dei grandi libri del Novecento.

«La toccante storia della famiglia Nolan in un romanzo epico». New York Times

«Uno dei libri piú amati e piú belli mai scritti». Orville Prescott, New York Times

Betty Smith Un albero cresce a BrooklynTraduzione dall’inglese di Antonella Pietribiasi Postfazione di Daniela Pagani Biblioteca Neri Pozza € 14,00 pp. 576 ISBN 9788854502062 in uscita a settembre 2007

fonte: nonsolocinema.com

Agosto 25, 2007

blogscrittori

Archiviato in: net life, pensieri — by shymay @ 8:06 pm

in questi ultimi giorni mi è capitato spesso di entrare in blog nuovi e di leggere dei post scritti in prima persona che, se da principio possono sembrare narrazioni di vita vissuta (nessun disclaimer a questo proposito), non sono nient’ altro che racconti.

dovrò riesumare i miei racconti. nella fattispecie georgia o alice sono in sintonia con quelli che ho letto. potrei anche scriverne di nuovi.

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